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Capitolo III: le cose si mettono peggio
Il giorno dopo ero alla nave ad aspettare il mio compagno. Ero entusiasta per essere
riuscito a trovare un esperto uomo di mare. Ad un tratto, arrivò...
Marty: Ciao amico! Sono Marty, detto Il Pazzo. Ho abbandonato la lavanderia per lanciarmi in
una grande avventura! Salpiamo ora?
Stavo già cambiando idea quando pensai che forse sarebbe stato l'unico ad accettare.
A malincuore, lo feci salire a bordo.
Marty: Dove siamo diretti, giovanotto?
Guybrush: A Dark Island.
Marty: Da Michael Land? Ma lo sai che era un mio vecchio amico?
Guybrush: Ehm, ti dispiacerebbe metterti al timone?
Marty: Cosa? Vuoi pescare del salmone?
Qualcosa mi diceva che sarebbe stato il viaggio più lungo della mia vita...
Marty: Ehi, giovine! Conosco questa rotta. CI stiamo dirigendo verso Dark Island!
Viriamo prima che sia troppo tardi! Non voglio aver nulla a che fare con quell'isola.
Guybrush: E' lì che siamo diretti!
Marty: Come? No, non mi piacciono i gamberetti. Comunque è
meglio cambiare rotta prima che sia troppo tardi!
Guybrush: E' lì che dobbiamo andare!
Marty: Hai ragione, è ora di mangiare. E' meglio che vada sottocoperta a preparare
il pranzo. Tieni tu il timone.
Finalmente mi ero liberato di Marty e, visto che ormai non avevo più bisogno di lui,
decisi di farlo scendere dalla nave per non incappare in altri problemi.
Guybrush: Ehi Marty! Stai preparando una zuppa al formaggio?
Marty: Cosa? Tutti sulla scialuppa di salvataggio? Perchè diavolo?
Guybrush: Sto facendo un gioco!
Marty: La nave va a fuoco? Si salvi chi può!
E così raggiunse la scialuppa di salvataggio e in men che non si dica stava
remando nella direzione opposta a Dark Island. Ero salvo!
Così mi stavo dirigendo verso l'incubo di tutti i marinai e, sinceramente, non sapevo se
fossi risucito a far ritorno da Dark Island. Ma ormai ero lì e dovevo tentare.
Mano a mano mi avvicinavo al luogo del terrore, la nebbia aumentava; poi la nebbia
cominciò a diminuire. Sulla spiaggia tetra e desolata erano sparse centinaia di ossa.
Gettai l'ancora e scesi in avanscoperta; dopo alcuni minuti vidi una figura dirigersi verso di me.
Si reggeva a stento in piedi e mi veniva incontro ciondolante; aveva gli abiti stracciati.
Mark: Via! Vattene da quest'isola! Pensa a salvarti!
Guybrush: Chi sei? Che ti è successo?
Mark: Sono Mark van Groëning, capitano dello Scafo Caraibico.
Siamo approdati qui per errore e me ne pentirò per tutta la vita! La mia ciurma
è stata sterminata e io fatto prigioniero. Solo oggi sono riuscito a scappare, dopo
circa due anni.
Guybrush: Chi ha ucciso la tua ciurma e ti ha fatto prigioniero?
Mark: Il pirata che ha sparso il terrore in queste acque: il capitano LeChuck!
In quel momento ebbi un sussulto. Già due anni prima LeChuck infestava i mari!
Chiesi spiegazioni a Mark...
Mark: No, non era ancora un fantasma quando ci catturò. Lo divenne dopo, quando venne
a contatto con gli spiriti di quest'isola; dopo quell'evento, questo divenne il suo avamposto,
e durante la sua assenza, la sua ciurma fantasma ci teneva prigionieri.
Guybrush: Ci sono altre persone in cella?
Mark: Poche ormai. Ma non farti illusioni, è impossibile accedere alle prigioni.
Ora che LeChuck possiede il Big Whoop, niente può fermarlo.
Guybrush: E tu come sei scappato?
Mark: Mi hanno fatto uscire: non bastava lo spazio nella piccola cella.
Guybrush: Dove si trova precisamente l'edificio?
Mark: Ci sarebbe un modo per raggiungerlo... ma è molto rischioso.
Bisogna passare in un tunnel sotto la sala dove alloggia LeChuck.
Guybrush: Ormai siamo qui e dobbiamo tentare.
Mark: Ti accompagnerò. Ma non mi dire che non ti avevo avvisato.
Entrammo in un cunicolo stretto e buio, che veniva utilizzato come fogna. Cercando di non far caso
ai liquami presenti, strisciammo fino a un punto in cui il calore si fece insopportabile.
Mark: Senti questo caldo? E' la potenza maligna dell'isola e del Big Whoop messi insieme.
Guybrush: Quanto manca alla cella?
Mark: Poche centinaia di metri ormai. Siamo sotto la stanza di LeChuck.
Un brivido mi percorse tutto il corpo, ma continuammo a strisciare. A un certo punto
arrivammo a sentire un rumore di passi: eravamo sopra la cella.
Mark: Qui dovrebbe esserci una botola... Ecco, trovata; aiutami a spingere.
A fatica aprimmo un varco e entrammo nella cella. Era abbastanza buia e conteneva quattro o
cinque persone che ci aiutarono a venire fuori dal buco.
Stephen: Mark, che diavolo ci fai qui? Pensavo fossi riuscito a sfuggire dalla ciurma di non-morti.
Guybrush: Ma non ti avevano fatto uscire loro?
Mark: E' giunto il tempo di spiegarti, Guybrush...
Guybrush: Come sai il mio nome?
Stephen: Perchè IO ti conosco bene, FRATELLO!!
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